Uno studio sottoposto a revisione tra pari, pubblicato il 30 settembre, descrive marcature riconoscibili nelle sequenze di amminoacidi e nei modelli strutturali digitali. Nei leganti provati contro tre bersagli non ha rilevato un peggioramento significativo del legame nei gruppi confrontati. Non è una verifica di tutte le funzioni proteiche né un trattamento nell'uomo.

Una successiva modifica computazionale è inoltre riuscita a rimuovere la filigrana strutturale. Gli autori lavorano per Alphabet, che ha finanziato la ricerca; qui non risulta accertata una replica sperimentale indipendente. La firma non equivale dunque a una protezione indelebile o a un certificato di innocuità.

In pratica, questa traccia potrebbe ricordare un numero di lotto che accompagna il progetto. Aiuterebbe un laboratorio a verificare se una sequenza proviene da uno specifico strumento e a controllare l'origine delle voci in una banca dati di ricerca. Da sola non direbbe se la proteina è descritta correttamente, efficace o sicura.

Prima dell'uso ordinario occorre verificare altri tipi di proteine, le modifiche e i falsi allarmi su molte analisi. Contano anche la gestione delle chiavi di rilevamento e un accordo tra laboratori sul significato di un risultato positivo. Un numero di lotto facilita la tracciabilità, ma non sostituisce il controllo di qualità.

In uno scenario ottimistico, un pilota limitato fra laboratori collaboranti sarebbe immaginabile entro sei-diciotto mesi. È una stima redazionale condizionata a ulteriori verifiche; per controlli di biosicurezza su vasta scala non esiste una scadenza seriamente prevedibile. L'illustrazione è schematica e non mostra una molecola misurata sperimentalmente.