Uno studio su Nature Microbiology mostra che Pseudomonas aeruginosa, muovendosi sulle superfici, usa il contatto con le cellule vicine per invertire direzione. Microscopia, tracciamento delle singole cellule e simulazioni hanno distinto i batteri normali dai mutanti privi di questa risposta. Nei microlabirinti la reazione al contatto aiutava il gruppo a non rimanere bloccato.

Immaginiamo un corridoio stretto: se tutti continuassero a spingere in avanti, il movimento potrebbe fermarsi. Cambiare direzione non è quindi sempre un errore. Il punto interessante è che un contatto locale può modificare il comportamento collettivo senza una mappa per ogni individuo o una regia centrale.

Possibile applicazione redazionale: il principio potrebbe ispirare il controllo di piccoli robot o particelle attive che attraversano spazi complessi. Al posto di una pianificazione elaborata per ogni elemento si potrebbe provare una regola locale per arretrare o avanzare. Non è la prova che il meccanismo batterico si trasferisca invariato a un magazzino o a un dispositivo medico.

Servono repliche in altre geometrie e condizioni, separazione degli effetti di contatto, attrito e forma e confronti con metodi di navigazione consolidati. Un robot richiede sensori e regole di sicurezza diversi da un batterio. In biologia va verificato anche il rapporto con le infezioni reali: lo studio non propone una terapia pronta.

Scenario ottimistico redazionale: un laboratorio dotato di una piattaforma esistente potrebbe mostrare entro 6–18 mesi un dimostratore limitato, simulato o fisico, di questo controllo locale. Il vantaggio andrebbe misurato rispetto a un'alternativa più semplice. Non si può ricavare responsabilmente una scadenza per un nuovo antibiotico o un impiego clinico.